Approfondimenti
 
Questo spazio ha come scopo quello di dare valore a discorsi pertinenti del mondo della vigilanza privata e dare a questi quelli fili consequenziali che a volte, da parte degli addetti ai lavori, è smarrito. La genesi delle g.p.g., parte da lontano, mi aiuta in questo Alessandro MANZONI e la sua letteratura, quella dei Promessi Sposi. Gli stessi "BRAVI" avevano il compito di difendere i beni di chi erano al servizio, oltre alla sua persona. Testimonianze di P.S. ci portano poi alla metà del XIX° secolo che riconosce ai privati a deputare le g.p.g. alla custodia delle loro terre. Per arrivare poi ai vari RD del 1914, al TU 1926 ed infine il TULPS 1931 con al seguito, una miriade di circolari. Fino ad oggi numerosi parlamentari della passata legislatura hanno proposto e discusso progetti e programmi per un'innovazione della vigilanza in Italia. Per far sì che questa innovazione prenda il giusto corso formale, credo che sia altrettanto importante sapere e quindi programmare, in quali e con quali attribuzioni possa e debba essere integrata nella società ancora ignorante dell'esistenza di questa forza inibita. La storia ci insegna che, ad esempio, dal diritto Romano a quello Italiano, la protezione dei beni e la loro custodia appartiene a Pubblica utilità, figlia di un istinto naturale. Questo perché laddove le istituzioni non arrivano, la tutela di questi è autonoma e indipendente. Le conseguenze del crimine non creano soltanto danni economici, per chi si è imbattuto direttamente o involontariamente in uno o più danni, ma anche fisici e psicologici, e che nessuna assicurazione stipulata può né prevenire né curare. Questa società, che rammento è di tutti, nei quadri della sicurezza soggettiva e oggettiva, non deve essere gestita in regime di monopolio dallo Stato, per questa e più ragioni (sopraccitate) è opportuna una ramificata presenza dell'attività privata che integri e supporti le esigenze della P.S. e quella dei cittadini. Gli Istituti di Vigilanza Privata hanno grossi problemi tra loro, uno di questi è la tariffa Prefettizia. Le tariffe approvate non devono intendersi come tariffa massima, ma come tariffa che permetta di soddisfare i costi contrattuali, previdenziali e assicurazioni. Sicuramente i limiti non devono essere interpretati in maniera selvaggia, ma che autorizzi l'imprenditore a seguire alcune libertà imprenditoriali. Purtroppo ci sono delle difficoltà che gli Istituti trovano nello scambiare idee con gli organi amministrativi di competenza, quelli della Prefettura e quelli della questura.
Da quando il sottoscritto si è insediato in questa materia, ha potuto riscontrare problematiche che legano questo mondo a quello giuridico. Seguendo questa linea non si possono nascondere alcuni danni che le g.p.g. subiscano da questo, l'es. è quello dei verbali delle forze della polizia, che non si fondano sull'attività dei dipendenti degli Istituti di Vigilanza Privata, quando arrivano sul tavolo del magistrato, quando avviene un reato. Le g.p.g. che operano nel territorio potrebbero rappresentare un patrimonio d'informazioni per creare ad una banca dati imponente per gli organi della P.S.. Io credo che alla g.p.g. debba essere dato un riconoscimento giuridico. Questo può avvenire grazie a dei corsi di formazione che portino al conseguimento di un attestato di qualifica, riconoscimento a livello nazionale o a valore regionale.
Non necessariamente le g.p.g. dovranno poi essere armate, una volta confezionati questi corsi, perché l' importante è che delimitino i compiti che richiedono l'utilizzo di una g.p.g.. Ci sono sentenze di Cassazione che hanno sentenziato la possibilità da parte degli obiettori di coscienza di fare la g.p.g. con obblighi e responsabilità penali. Quindi lo Stato deve favorire gli Istituti che s'impegnano nel territorio e, così, rispondere alle inquietudini che hanno i cittadini nel ramo della sicurezza pubblica, soprattutto far capire loro, che gli Istituti e le g.p.g. sono dei collaboratori dello Stato. Oggi possiamo vedere che molti enti pubblici chiamano in causa, per la sicurezza dei propri beni, che poi sono quelli della collettività, gli Istituti di Vigilanza Privata e che direttamente il cittadino usufruisce. Sposo al cento per cento l'idea di un'ottica giuridica, a favore degli Istituti, di convogliare le forze di P.S. nel settore investigativo, tale da preservare al meglio il fenomeno criminale. In questo caso il lavoro delle g.p.g. diventerebbe una vera funzione sociale di vigilanza. Invece oggi constatiamo quasi rassegnati, soprattutto alla luce del mio e del vostro salario, altre mancanze dello Stato, quali gli sgravi fiscali, tranne qualche conquista grazie alle politiche del mezzogiorno, mancanza di finanziamenti a tasso agevolato, a parte gli incentivi per la prevenzione "circa seicento miliardi (fonte INAIL) " di infortuni e malattie professionali, aliquota IVA ferma da molti anni, esclusi anche acquisti agevolati per mezzi d'opera "furgoni blindati", frequenze radio onerose, rilascio documenti per porto d'armi ed esercitazione al tiro "obbligatorio" anch'essi senza sgravi, ecc…, inibendo in questo modo gli investimenti strutturali, quindi economici e occupazionali. I problemi della vigilanza privata sono d'imprescindibile attualità, e chi cerca di risolverli arbitrariamente non fa altro che potenziare le difficoltà di realizzare degli obiettivi che congiuntamente agli uffici della Pubblica Amministrazione e della clientela tutta, con fatica, si portano avanti. Il punto che vorrei focalizzare nelle prossime righe, è quello del rispetto delle regole. Il pericolo è l'aumento della concorrenza, che comunque costituisce basi "non solo teoriche" di offerte di servizi a prezzi molto irrisori, consente però di aggirare regole imposte perché regole che inibiscono la fantasia e che generano falsi ideologici. Si formano Istituti senza formazione e si acquisire personale con sufficiente selezione. Appare il più auspicabile possibile che si debba entrare, in una visione e controllo, in quelle normative vigenti che seminano ostacoli. Fino a qualche tempo fa il settore della Vigilanza Privata era un'isola prospera, e per via di una delle tante trasformazioni, e questo ha spiazzato tutti noi, non lo è più. Una di queste trasformazioni è quella che ha comportato le fusioni d'utenze piccole con quelle grandi, stravolgendo il mercato della Vigilanza Privata, e questo ha portato dei confronti sul mercato, ancor più concorrenziali, tra Istituti grandi e quelli piccoli. I piccoli Istituti di Vigilanza operavano nelle province piccole per piccole società bancarie, mentre quelli grandi con grandi società bancarie, avvenute le fusioni tra queste società bancarie, gli Istituti si sono dovuti confrontare pesantemente a colpi di tariffe minime a discapito di tutto, e rilevo tutto, il resto. Io sono retribuito per applicare le norme non disegnarle, ma il peso sulle spalle di un TULPS anni trenta me lo voglio togliere. Oggi è l'imprenditoria che chiede spazio non più associazioni di reduci o altro ancora, che in ogni modo hanno contribuito a lanciare dei temi, e noi g.p.g. siamo chiamati ad esserne ancora protagonisti. La speranza è di vedere realizzare innovazioni del settore, e quella di tentare di far capire "sperando di averne le qualità" che una vigilanza privata efficiente e fedele alle leggi "quelle al passo con i tempi", dona serenità, lealtà e sicurezza a tutti. La conseguenza di questo ha comportato altre problematiche, s'inizia a parlare di sicurezza con settori pertinenti e si finisce a parlare con gli economati che, nulla togliere alle capacità professionali della classe dirigente e non, rischiamo di unificare i temi d'approvvigionamento delle fotocopiatrici con quelle della sicurezza. I temi giuridici, in ogni modo, non ci aiutano, basterebbero delle circolari ministeriali che chiarissero che cosa va fatto e come, ad es., il trasporto valori e la difesa dei valori mobili, quelli ingenti. Si sa che per trasportare un milione o molto di più servono g.p.g., mezzi a norma e aggiungo io, salari invariati. Purtroppo per tutti noi i costi per le utenze sono di venti anni fa, se non addirittura meno. Il trasporto valori è un lavoro serio ed implica conoscenze tecniche di natura professionale, quindi non proprio facile, a tutela del bene mobile, della vita propria e quella di chi divide quel servizio con noi. Questi beni trasportati sono molto appetibili, e questo è un motivo per uccidere. E il danno biologico? Nessuna polizza assicurativa privata risarcisce il danno biologico. (Può quindi risultare utile fare riferimento a ciò che comunemente si intende per danno biologico. Esso viene considerato come danno "extrapatrimoniale" costituito dalla menomazione psicofisica in sé considerata, deve essere risarcito indipendentemente dalla capacità di produrre reddito e indipendentemente dal danno morale. A tale proposito un chiarimento è stato dato da alcune sentenze della Corte di Cassazione e dalla Corte Costituzionale, rispettivamente nel 1983 e nel 1986. Danno biologico causa menomazione dell'integrità psicofisica in sé e per sé considerata in quanto incidente sul valore umano in tutta la sua concreta dimensione, che non si esaurisce nella sola attitudine a produrre ricchezza, ma si collega alla somma di funzioni naturali apparenti al soggetto nell'ambiente in cui la vita si esplica, ed averne rilevanza non solo economica ma anche biologica, sociale culturale ed estetica. La Corte Costituzionale, nel 1986, confermò la risarcibilità in ogni caso del danno biologico e indicò la correlazione tra l'articolo 32 della Costituzione e il 2043 del C.C. configurò il danno biologico causa danno-evento legato da nesso causale all'atto illecito e il danno morale e patrimoniale derivati dal primo, correlati alla ridotta capacità lavorativa in rapporto stretto alle attività di fatto svolte dal danneggiato. G.U. del 25 luglio 2000: le rendite INAIL che risarciscono il danno biologico saranno più cospicue, ma solo per le invalidità che vanno dal 16% al 64% e per i danni causati da infortuni sul lavoro e a malattie professionali denunciati dal 25 luglio 2000). La legge, 57/2001 art.5 sul danno biologico, ha regolato il quid e il quantum del d.b. con tre importanti restrizioni: temporale, causale e oggettivo. Per il disegno temporale, si prenderanno in considerazione danni da sinistri post 4 aprile 2001; per quello causale, si prenderanno in considerazione i danni causati da sinistri stradali; per quello oggettivo, si prenderanno in considerazione i danni che abbiano causato invalidità non superiore al 9%. Cos'è una polizza infortuni? L'infortunio è stimato dalle società assicurative private come l'evento dovuto a causa fortuita, violenta ed esterna, che genera lesioni fisiche constatabili, le quali abbiano conseguenze di morte, invalidità permanente, o temporanea. Di conseguenza si evidenziano tre elementi tra loro: causa, lesione e conseguenza.
A) La causa, che è ciò che provoca la lesione, deve essere fortuita "imprevedibilità e inevitabilità", violenta "potenza lesiva e repentina", esterna " una parte interna del corpo che crea una lesione violenta in un altro punto del corpo", es., un colpo di tosse può provocare, con un particolare movimento, la rottura del diaframma. Evangelista…
B) La lesione deve essere corporale "il corpo dell'assicurato, escluse le conseguenze psicologiche" riscontrata dai medici.
C) Le conseguenze sono quelle che comprendono la morte "perdita di tutta, o parte, della capacità lavorativa", l'inabilità temporanea, che di norma non è compresa nelle polizze degli Istituti di Vigilanza, che comporta un'inibizione lavorativa temporanea, determinata. L'inabilità temporanea può essere considerata totale, cioè quando l'assicurato è impossibilitato a svolgere integralmente qualsiasi attività, o parziale, quando può svolgere un'attività nel tempo ridotta o limitatamente ad alcune operazioni. Le altre cause infortunio incluse nelle polizze sono: l'avvelenamento, l'asfissia, l'assideramento, i colpi di sole e i colpi di calore, e le lesioni generate dagli sforzi ad esclusione d'infarti e ernie.
Segue…

Marco DATTILO
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